Cosa fare quando senti di non aver studiato abbastanza e hai voglia di rimandare l’esame

Daniela con la rimandite

Ieri mi ha contattato, Daniela, una studentessa di Giurisprudenza (di cui ovviamente non posso dire il cognome) che mi ha detto:
 
“Aiutami Giuseppe, non la smetto di rimandare gli esami. Figurati che ieri sono anche andata in aula, ho risposto all’appello ma, poi, prima di essere chiamata sono scappata via!
 
Ho pure studiato, ma ho sempre l’impressione che posso studiare di più, e io vado all’esame solo quando sono preparata…”
 
Molti studenti si ritrovano in questa situazione e non vanno per la paura di fare una “figura di merda”.
 
Magari è capitato anche a te di rimandare qualche esame nella convinzione che “potevi studiarlo meglio”, ma siamo sicuri che rimandare sia la strategia migliore, quando non hai studiato proprio bene?
 

Marianna molto dignitosa

 
C’era una mia collega di corso di nome Marianna (che mi stava un po’ sul cazzo), che era sempre precisina e maniacale. Sai quelle ragazze che dicono di voler fare il magistrato da quando avevano due anni.
 
Bene, questa Marianna dedicava 2 mesi ad ogni esame (ossia studiava da gennaio a dicembre), e continuava a vantarsi del fatto che ci mettesse così tanto perché:”No io vado a fare l’esame solo se ho studiato ogni virgola, è per una questione di dignità, altrimenti non mi sento a posto con me stessa.”
 
Questa questione di principio della “dignità” e del “sentirsi apposto con se stessi” è molto pericolosa, perché da queste parole deduco che quella ragazza avesse bisogno di far derivare la sua autostima e la sua dignità, appunto, dall’esame stesso.
 
Penso che se hai una vita sociale e hai una quotidianità soddisfacente, non hai bisogno di studiare ogni virgola per sentirti a posto con te stessa.
 
E vogliamo ragionare sul fatto che ci sono argomenti che la cattedra non chiede mai proprio perché non gliene frega nulla nemmeno al professore
 
Ho amici assistenti e ti posso assicurare che loro se ne sbattono altamente il cazzo di sapere ogni virgola.
 
Quindi perché dovrebbero preoccuparsene gli studenti? O meglio perché, per la mancanza di una virgola, non dovrebbero sentirsi a posto con se stessi e rimandare l’esame?
 
Bene, a questo punto, ti va di ragionare un po’ insieme su cosa sia meglio fare quando si avvicina un esame e hai la tentazione di rimandarlo?
 
Che ne dici di analizzare la situazione oggettivamente, in modo da cercare da fare la scelta giusta?
 
Partiamo dal presupposto che, togliendo tutte quelle stronzate sulla dignità e l’onore proprie del medioevo, se vai all’esame possono succedere OGGETTIVAMENTE solo cose positive (a meno che non perdi il voto di una prova intermedia, ma quello è un caso diverso).
 

Le 3 cose iper-positive che possono succederti se vai a dare l’esame

 
1) La Botta di Culo.
 
Se vai all’esame può capitarti una botta di culo.
 
Conosco gente che ha preso 30 solo perché è capitata con l’assistente più materna che faceva piovere 30 come se non ci fosse un domani.
 
2) Impari come prendere 30.
 
Grazie ai 18 (rifiutati) presi a certi esami, ho imparato cosa dovevo fare per prendere 30 la volta successiva. Semplicemente avevo capito come ragionava la cattedra e quali libri chiedeva di più e in che modo.
 
Quando vai in esplorazione puoi capire cosa vuole sapere la cattedra, che aria si respira, qual è il loro atteggiamento e a cosa devi prepararti.
 
Queste sono tutte informazioni preziosissime se vuoi prendere 30 e non le ottieni solo se vai ad assistere all’appello. 
 
Devi andare a sederti là a farti esaminare.
 
Anche se non sai nulla.
 
3) Puoi utilizzare la tecnica dell’appostamento.
 
Ossia quando l’esame andava male, mi appostavo fuori la porta come un gorilla, e non facevo passare nessuno se prima non mi dava le domande.
 
Va bene, non proprio così, ma ci  andavo vicino.
 
(Questa tecnica puoi utilizzarla anche prima per farti vendere i libri usati così prendi due gatti con un topo solo)

Irene l’uccello del malaugurio

 

Ma non pensare che io abbia sempre ragionato così.
 
Solo al quinto anno ho iniziato a pensarla così (e infatti ho dato 14 esami).
 
Prima era una tortura, ero uno di quelli che pensava “No, è una questione di dignità. Io vado solo quando sono preparato”.
 
Puttanate, la verità è che mi cagavo addosso come un coniglio zoppo davanti ad una iena inferocita.
 
Me ne inventavo di cotte e di bruciate per non alzarmi dal letto e andare a provare quel cazzo di esame.
 
Al mio quinto anno ero già guarito, e quando sono andato a dare diritto commerciale, dopo averlo preparato preparato in 6 giorni (senza il Metodo Giurisprudenza Facile sarebbe stato impossibile) stavo aspettando che il prof mi chiamasse.
 
E c’era questa ragazza, Irene, che continuava a raccontarmi quanto la cattedra fosse tostissima.
 
Iniziò a dirmi che lei lo stava preparando da 6 mesi, che era stata bocciata 3 volte, e che questa volta non lo avrebbe nemmeno tentato sebbene fosse preparata.
 
Io stavo per alzarmi e andarmene ma ho respirato profondamente e mi sono trattenuto.
 
Alla fine sì, è stata dura, ma ho conquistato 24 dalla cattedra più tosta della facoltà, preparandolo in 6 giorni.
Se avessi ascoltato Irene che voleva convincermi che dovevo andarmene, a questo punto, probabilmente non sarei nemmeno laureato.
 
Quella ragazza sembrava la mia vocina interna di 3 anni prima, quando continuavo a rimandare gli esami anche se ero consapevole di poterli passare.
 

La vocina interna che vuole fotterti

Questa vocina è stronza per 3 motivi:
 
1) Si concentra su tutti i motivi per cui può andare male, ma dimentica che se l’esame va male non succede niente.
 
O comunque non andarci è mille volte peggio che andare ed essere bocciati.
 
Ricorda:”il peggior risultato è nessun risultato”.
 
2) La vocina pensa che la tua dignità derivi dall’esito l’esame.
 
E quindi ritiene che sia una  figura di merda venire bocciati.
 
Ti pare normale?
 
Ti pare normale che uno sconosciuto qualsiasi può decidere quanto vali come persona?
 
In base a se ricordi le aggravanti del furto oppure no?
 

L’amica di mia madre che vuole una figlia “realizzata”

 
Un’amica di mia madre l’altra settimana mi ha detto:”Convinci mia figlia a dare l’ultimo esame così almeno conclude qualcosa nella vita.”
 
E io le ho risposto:”Ma non ci penso proprio.”
 
Cioè la figlia di questa signora aveva 40 anni, 2 bellissime bambine, un marito che l’amava, una casa bellissima, aveva un sacco di hobby, ma non aveva dato quel maledetto ultimo esame e quindi non aveva concluso niente nella vita?
 
Cioè la dignità di un essere umano quindi dovrebbe dipendere da un professore che dice: ”Brava signorina, ha imparato a memoria 40 formule che dimenticherà domani, quindi lei ora vale 25, addio!”
 
Non è proprio così che dice, ma se ci pensi è questo quello che pensa.
 
Quindi smettiamola e sfasciamo questo teatrino del cazzo.
 
Sì, è vero, la laurea dobbiamo prendercela per forza se vogliamo fare un determinato lavoro, quindi dobbiamo rispettare alcune regole per ottenerla.
 
Ma questo non vuol dire che dobbiamo abbracciare questa filosofia malata del “vali quanto la tua media.”
 
I professori sono dei dipendenti pubblici che paghiamo con le tasse.
 
Questi dipendenti pubblici esaminano la tua abilità di ricordare a breve termine informazioni inutili e teoriche durante un esame spersonalizzante.
 
Che c’è di affascinante in tutto questo?
 
Mi fanno ridere quelli che difendono l’università e trattano l’esame come un rito sacro a cui devono andare preparati al 100% altrimenti, mamma mia, si sporca la fedina penale.
 
Quindi basta con questa farsa e iniziamo a pensare all’esame come a una gara in cui dobbiamo conquistare un determinato risultato.
 
Il voto non rispecchia noi.
 
Rispecchia come abbiamo studiato.
 
Se piangi per i 18, rimarrai un 18.   Se capisci, grazie ai 18, come prendere 30, allora diventerai un 30.
 

Imbraccia il Bazooka

Le persone continuano a identificarsi con i voti perché pensano che saper studiare sia una dote innata.
 
“Hai media bassa? Quindi sei stupido.”
 
Che è come dire che se non so pilotare l’aereo è perché sono nato per stare a terra.
 
Non è più semplice pensare che nessuno ce l’abbia mai insegnato?
 
Sì, qualcuno è portato. Ma posso essere portato quanto voglio: non batterò mai un pilota veterano.
 
Quant’è vero che uno può essere portato quanto vuole con la  memoria, non mi batterà mai a memorizzare.
 
Uso il Palazzo della Memoria, non mi può battere.
È come se lui combattesse con i foderi delle spade e io con il Bazooka, non è una battaglia alla pari.
 
E tu? Cosa vuoi fare?
 
Se vuoi continuare a combattere con i foderi delle spade fai pure, ma se vuoi il Bazooka allora vattelo a prendere e fai esplodere i voti del tuo libretto:
Giuseppe Moriello
 

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